Artrosi

Chi non soffre di artrosi? La risposta è nessuno: con l’avanzare degli anni tale patologia colpisce chiunque, chi più in un distretto chi più in un altro. In questo senso si può affermare che l’osteoartrosi è un’endemia, che affligge almeno 300 milioni di individui in tutto il mondo. È la causa principale di invalidità nella popolazione anziana e provoca dolore, perdita di funzionalità e un impatto negativo sulla qualità della vita (Abramoff and Caldera, 2020).

Si tratta di una patologia definita al contempo oste-degenerativa e osteo-produttiva. Infatti il processo di degenerazione artrosica consta di fattori infiammatori e metabolici. Gli effetti dell’osteoartrosi si ripercuotono soprattutto sulle cartilagini articolari, che si consumano durante il corso della patologia. Tali cartilagini si trovano al termine delle epifisi delle ossa lunghe e tra i dischi intervertebrali. Esse servono da superficie a basso sfregamento per le articolazione durante i movimenti: sono come dei cuscinetti che ammortizzano gli sfregamenti tra ossa che si articolano insieme. Sebbene la cartilagine presenti i cambiamenti degenerativi più evidenti, tutta l’articolazione soffre, dalla sinovia, ai legamenti, all’osso subcondrale. L’infiammazione include sinovite e l’infiammazione sistemica gioca un ruolo chiave nella patogenesi dell’artrosi. Una possibile spiegazione è la degenerazione della cartilagine induce una reazione tra le cellule sinoviali. Da ciò deriva la produzione di metalloproteasi, angiogenesi sinoviale e produzione di citochine infiammatorie, con conseguente ulteriore danno della cartilagine (Abramoff and Caldera, 2020).


rappresentazione ginocchio normale (sinistra) e con gonartrosi (destra)

I principali fattori di rischi per l’osteoartrosi sono (Abramoff and Caldera, 2020):

  • Età, di solito superiore ai 60 anni

  • Fattori genetici ed epigenetici, geni implicati nella patogenesi

  • Obesità/sindromi dismetaboliche, obesità, dislipidemia e diabete di tipo 2

  • Fattori endocrini, bassi valori di Vit C e D

  • Sesso, prima dei 50 anni c’è prevalenza negli uomini, oltre nelle donne

  • Traumi pregressi

  • Occupazione

  • Sport

  • Gruppi etnici, più comune tra gli Europei, e c’è più prevalenza in Europa e USA che nel resto del mondo

  • Conformazione articolare/displasieà displasia d’anca, alluce valgo, coxa vara/valga

Il sintomo principale dell’artrosi è il dolore, che si può presentare come dolore costante o intermittente. Inoltre il dolore ha un evoluzione lenta e ingravescente. Inizialmente è prevedibile e causato da determinate attività, di solito quelle ad alto impatto. Poi diviene meno prevedibile e più costante, presentandosi anche durante attività quotidiane. Negli stadi più avanzati, al solito dolore se ne accompagna uno più intenso e invalidante, in grado di compromettere anche certe attività (Abramoff and Caldera, 2020).

I sintomi non dolorosi dell’artrosi si manifestano a livello delle articolazioni e includono gonfiore, blocco articolare, crepitio, crampi, ridotta escursione di mobilità e deformità.

Il dolore artrosico si presenta con un timing mattutino sottoforma di una rigidità che migliora dopo circa 30 minuti. Diversamente, il dolore artritico da artrite reumatoide, per esempio, dura di solito più a lungo. Il dolore artrosico peggiora invece durante la giornata e durante le attività.

La diagnosi di artrosi è per lo più clinica. Tuttavia la tradizionale radiografia può dare conferma della diagnosi ed escludere eventuali altre patologie. Raramente si rivelano necessarie RM e TAC.

Non esiste un vero e proprio trattamento per l’artrosi. Le strategie terapeutiche possono essere classificate in:

  • Riduzione dei fattori di rischio modificabili

  • Infiltrazioni intra-articolari

  • Trattamento fisico

  • Terapie alternative

  • Trattamenti chirurgici

Inizialmente il trattamento mira alla riduzione del dolore e della rigidità, più avanti nel mantenimento della funzionalità durante i movimenti (Abramoff and Caldera, 2020).

Per quanto riguarda il trattamento manipolativo osteopatico un articolo di Crossley et al., (2015) mostra che la combinazione di esercizi, educazione, terapia manuale e taping si rivela molto efficace nel trattamento dell’artrosi. Le sedute constano di esercizi funzionali e di potenziamento, tecniche articolari e sui tessuti molli, taping ed educazione comportamentale posturale.

Un altro studio di Jardine, Gillis and Rutherford, (2012) mostra l’efficacia del trattamento osteopatico sull’artrosi. Le tecniche scelte sono trattamento dei diaframmi (diaframma toracico, tentorio cervelletto, pavimento pelvico), rilascio delle fasce muscolari e riequilibrio dei tre diaframmi prima citati. Questo tipo di trattamento ha un effetto diretto e immediato sul flusso sanguigno a livello articolare, e di conseguenza sul drenaggio dei cataboliti derivanti dalla degenerazione artrosica.

È stato inoltre riportato che le tecniche manipolative (HVLA) in pazienti affetti da osteoartrosi hanno effetti benefici sui tre tessuti principalmente coinvolti nel processo patologico: determinano infatti miglioramento dell’integrità dell’osso subcondrale, inibizione della degradazione di cartilagine ed effetti positivi sui cambiamenti sinoviali (Conesa-Buendía et al., 2018).


REFERENZE:

  • Abramoff, B. and Caldera, F., 2020. Osteoarthritis. Medical Clinics of North America, 104(2), pp.293-311.

  • Conesa-Buendía, F., Fujikawa, R., Mediero, A., Gratal, P., Mulero, F. and Ortega-De Mues, A., 2018. Changes in subchondral bone status, cartilage and synovial membrane in response to chiropractic manipulation in an osteoarthritis model. Osteoarthritis and Cartilage, 26, p.S319.

  • Crossley, K., Vicenzino, B., Lentzos, J., Schache, A., Pandy, M., Ozturk, H. and Hinman, R., 2015. Exercise, education, manual-therapy and taping compared to education for patellofemoral osteoarthritis: a blinded, randomised clinical trial. Osteoarthritis and Cartilage, 23(9), pp.1457-1464.

  • Jardine, W., Gillis, C. and Rutherford, D., 2012. The effect of osteopathic manual therapy on the vascular supply to the lower extremity in individuals with knee osteoarthritis: A randomized trial. International Journal of Osteopathic Medicine, 15(4), pp.125-133.

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