Cosa tratta l'osteopata?

Aggiornamento: 9 lug 2021

Quando qualcuno dice di andare dall’osteopata, spesso la prima reazione di chi ascolta è: ‘’Quello che tratta le ossa?’’. Dal momento che la professione osteopatica ha vagato nel buio per molti anni in Italia, in assenza di un riconoscimento e una regolamentazione, è facilmente comprensibile una generale ignoranza riguardo a tale professione. Ma cosa chi è e cosa fa allora un osteopata?

L’osteopatia è da poco stata riconosciuta in Italia come professione sanitaria dal Ddl 1324 del ministro Lorenzin del 22 dicembre 2017. L’art. 3-bis del Ddl 1324 cita che: ‘’ L’osteopata è la figura professionale, che, in possesso di Laurea abilitante o titolo equipollente, svolge gli interventi di prevenzione, promozione, cura e assistenza al mantenimento della salute’’.

Nello specifico, l’osteopata è la figura professionale che si occupa di individuare una disfunzione somatica e di trattarla tramite terapia manuale.

Ma che cos’è dunque una disfunzione somatica? Sempre l’art. 3-bis la definisce come alterazioni della mobilità e della funzione relative al sistema somatico (scheletrico, mio-fasciale, viscerale, craniale e neurologico).

Per approfondire da un punto di vista più scientifico-accademico questo argomento, definire e spiegare correttamente la disfunzione somatica, faremo riferimento a un articolo di Fryer (2016).

Si definisce disfunzione somatica un’alterazione della funzionalità delle componenti del sistema somatico: strutture scheletriche, articolari, miofasciali, e i relativi elementi vascolari, linfatici e neurologici. Si tratta di un disturbo funzionale reversibile tramite una manipolazione. Il termine può riferirsi sia a un gruppo di tessuti o una regione, sia a una singola articolazione. Essa può essere presente in soggetti sia sintomatici sia asintomatici. La presenza di disfunzione somatica in soggetti asintomatici crea adattamenti biomeccanici e neurologici che possono causare dolore o altri disturbi.

La disfunzione somatica viene riconosciuta tramite palpazione con le caratteristiche di 4 segni cardinali (TART): dolorabilità, asimmetria, mobilità alterata e alterazione dello stato tissutale.

Molti fattori tissutali, legati a infortuni o processi degenerativi, possono essere alla base dell’instaurarsi di una disfunzione. Tra questi si possono citare:

  • traumi o infiammazione delle articolazioni zigapofisarie, cioè stiramenti capsulari

  • impingement delle faccette sinoviali nelle zigapofisarie, cioè blocco

  • rimodellamento del tessuto connettivo all’interno e/o intorno alle zigapofisarie, cioè aderenze, fibrosi, lassità legamentosa

  • sfiancamento o degenerazione dei dischi intervertebrali

Il fatto che la disfunzione causi dolore era prima spiegata con la teoria del segmento facilitato, ora rimpiazzata dal più recente concetto di sensibilizzazione centrale. Si tratta di teorie che fondano le loro basi sui pilastri neurologici delle afferenze/efferenze e il loro processamento a livello centrale. Le due teorie condividono punti in comune, come un bombardamento dell’attività afferente, sensibilizzazione dei neuroni del corno dorsale e facilitazione delle vie del dolore. Ma, mentre il modello del segmento facilitato enfatizzava gli effetti motori e i cambiamenti segmentali e creava un razionale di trattamento manuale in grado di giovare a disturbi sia muscoloscheletrici si viscerali, la teoria della sensibilizzazione centrale è stata sviluppata per spiegare il dolore e include tutte le forme di sensibilizzazione del dolore che avvengono a livello del Sistema Nervoso Centrale (SNC), inclusi i centri superiori.

sensibilizzazione centrale
rappresentazione della lamina superficiale del corno dorsale della corda spinale (A); alterazioni nella lamina superficiale nel dolore infiammatorio (B); alterazioni della lamina superficiale nel dolore neuropatico (C). la perdita di inibizione è causata anche dalla morte per apoptosi degli interneuroni inibitori.

La sensibilizzazione centrale avviene quando gli stimoli nocicettivi provocano un aumento prolungato nell’eccitabilità delle sinapsi neuronali nelle vie del dolore centrali. La riorganizzazione funzionale e anatomica nel corno dorsale e nei centri superiori del SNC produce un’attivazione prolungata delle vie del dolore. Lo stimolo nocicettivo e la conseguente sensibilizzazione possono originare da uno stimolo proveniente da qualsiasi tessuto.



Fig. 2: rappresentazione schematica delle strutture soggette di sensibilizzazione centrale Immagini riadattate da Latremoliere and Woolf (2009)


Le caratteristiche cliniche della sensibilizzazione centrale sono iperalgesia (uno stimolo percepito più doloroso del normale), allodinia (percezione di dolore da uno stimolo non doloroso) e aumento generale della reattività ad altri stimoli. L’attivazione dei nocicettori può anche causare alterazioni dello stato tissutale, tipiche della disfunzione.

L’infiammazione neurogena si associa di solito all’eccitazione dei primi nocicettori afferenti. L’attivazione dei nocicettori può inoltre attivare un processo antidromico che si si propaga dalle corde spinali alla periferia con secrezione di neuropeptidi proinfiammatori dalle fibre sensitive, causando infiammazione del tessuto.

Riadattato da Latremoliere and Woolf (2009)

Solitamente la disfunzione nasce da un insulto del tessuto, sia esso un trauma o un microtrauma ripetuto. Insulti alla capsula articolare, ai tessuti molli, o all’anulus del disco attivano un processo infiammatorio e i nocicettori. A lungo termine la via del dolore può influenzare pure il sistema viscerale e immunitario. Infatti il dolore acuto influenza i centri superiori nella produzione di uno stimolo stressogeno generalizzato con conseguenze sulla salute: aumenta l’attività simpatica e la pressione sanguigna portando ipertensione. In presenza di dolore si ha alterazione del sistema motorio e propriocettivo, con una potenziale vulnerabilità maggiore ad ulteriori infortuni. Il mal di schiena attua strategie motorie di difesa delle strutture in sofferenza, con inibizione della muscolatura paravertebrale profonda e attivazione di quella superficiale. Soggetti con cervicalgia mostrano una mobilità cervicale alterata e uno squilibrio posturale. Il dolore infatti influenza la corteccia motoria confondendo o riducendo la mappatura corticale della muscolatura: per questo motivo la disfunzione si manifesta con alterazioni della postura, del controllo motorio e della stabilità che possono evolvere in ulteriori infortuni. Questo nel tempo può essere causa di processi degenerativi della componente discale e/o articolare.

Sebbene l’osteopata possa solo ipotizzare le cause alla base di ciò che riscontra con la palpazione e non possa trattare dei processi patologici, il suo intervento nella risoluzione delle disfunzioni si dimostra un ottimo trattamento preventivo e di conservazione di un buono stato di salute.


REFERENZE:

· Fryer, G., 2016. Somatic dysfunction: An osteopathic conundrum. International Journal of Osteopathic Medicine, 22, pp.52-63.

· Latremoliere, A. and Woolf, C., 2009. Central Sensitization: A Generator of Pain Hypersensitivity by Central Neural Plasticity. The Journal of Pain, 10(9), pp.895-926.



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